IL BAMBINO FORTUNATO
Fortunato era pronto ad ascoltare il Vecchio Saggio: “Per trovare il Paese della Felicità devi attraversare le Sette Terre. Devi avere tenacia, pazienza, intuito e saper esprimere tante altre emozioni….
Vai Fortunato e non aver fretta.”
Fortunato si avviò verso la terra indicata dal vecchio saggio. Era per lui la prima volta che viaggiava da solo. Era orgoglioso di essersi meritato la fiducia e la stima del vecchio. Si sentiva pronto, desideroso di trovare la felicità…
Dopo un po’ di tempo, che gli parve lunghissimo, alla fine di una strada sempre diritta, Fortunato si ritrovò davanti alla prima delle Sette Terre: la Terra dei papaveri rossi. Una distesa enorme di papaveri si perdeva davanti a lui e soffiava un vento fortissimo. “E per arrivare alla seconda terra, da che parte devo andare? E se ci fossero dei pericoli?”, pensava fra sé.
In quel momento Fortunato si rese conto di essere solo, senza niente per difendersi; tanto era stato l’orgoglio di partire, che la fretta era stata cattiva consigliera. Era solo con se stesso. Ebbe un momento di sconforto, ma si riprese subito. Era la sua grande occasione e con tutta la forza che si ritrovava in corpo si mise a correre a perdifiato in mezzo alla distesa di papaveri e al vento che gli sferzava il viso.
Dopo un po’ non aveva più fiato e cominciò a rendersi conto che, continuando così, fisicamente non ce l’avrebbe fatta.
Rallentò il passo. Fece alcuni respiri profondi e con calma riprese le forze. Le sue gambe non erano allenate, i suoi muscoli dovevano irrobustirsi. Doveva fermarsi ogni tanto, proseguendo però con costanza, anche se lentamente. Forse fu la fortuna o la fiducia ritrovata che lo aiutò a individuare la strada. Lasciò che il suo corpo rilassato tenesse il passo e fu così che i suoi occhi attenti colsero un segnale rivelatore.
Il forte vento era molto fastidioso, ma apriva una stradina in mezzo a quei bellissimi papaveri. Non ebbe u attimo di esitazione. Percorse quella strada con calma, ma con risolutezza e forse per questo si meritò di arrivare alla Terra delle Arance.
Era sera e Fortunato era stanco. Mangiò qualche arancia. Si sedette sotto un albero e si riposò. Ben presto arrivarono la paura del buio e della solitudine. Animali notturni cominciarono a farsi sentire; così pure il battito del suo cuore, forte, forte.
Si alzò in piedi impaurito. Non sapeva cosa fare … e non poteva fare niente. Capì che poteva contare solo su se stesso: poteva accettare le sue paure, stimolare qualche emozione positiva come la fiducia che non gli sarebbe successo niente sulla terra delle arance. Perché non “vivere” con coraggio quella paura che la vita gli poneva davanti, con la certezza di potercela fare?
Fortunato riuscì a dormire solo qualche minuto.
Al sorgere del ole riprese il suo cammino, proprio verso il sole che illuminava la sua strada e gli faceva capire che là doveva andare.
Ben presto arrivò alla Terra dei limoni … e non c’erano indicazioni. “Dov’è la strada che porta al Paese della Felicità?”. Forse era troppo stanco, confuso e cominciò ad agitarsi. “ Da che parte andare?” – “Calma, - sembrò dirgli la voce del vecchio saggio dentro di sé – Ce l’ hai fatta ad attraversare le altre terre, ce la farai anche stavolta, calma!”.
E si tranquillizzò.
Cominciò a guardarsi attorno, fece qualche passo osservando tutto ciò che c’era attorno a lui, i piccoli particolari di quella natura brulla.
Quando si sentì di nuovo concentrato, comprese che la sua mente l’avrebbe aiutato. Fu così che scorse una vecchia e tortuosa stradina segnata da due file di limoni più rigogliosi degli altri. La percorse orgoglioso e molto soddisfatto della sua mente che si rivelava intuitiva e così forte.
Nella Terra dei Quadrifogli tutto era tranquillo, bello. Una pace mai provata lo pervase. Si sdraiò sull’erba e assaporò questo momento di serenità, di freschezza, un momento che avrebbe voluto non finisse mai.
Dopo un lungo riposo guardò un quadrifoglio e si ricordò che voleva raggiungere il Paese della Felicità, avrebbe voluto restare lì per sempre ma sapeva che non era questo il posto giusto. Si rialzò col quadrifoglio in mano, guardò il cielo azzurro e vide alcuni uccelli che, volando vicini, formavano una freccia. Capì che da quella parte c’era la sua strada e la percorse arrivando così alla Terra dei Laghi Blu.
Gettò il quadrifoglio in uno di quei laghetti e riuscì anche a specchiarsi. Ma vide un bambino triste.
Disorientato, indietreggiò talmente tanto che per poco non cadde in un altro laghetto.
Lì, specchiandosi, vide un bambino spavaldo. In un altro laghetto vide un bambino spontaneo. E così via, negli altri laghetti.
In ogni specchio d’acqua vide tanti bambini con il suo viso e capì che la Terra dei Laghi Blu gli stava insegnando una cosa importantissima: il bambino Fortunato stava conoscendo se stesso, e cominciava a volersi bene, ad accettarsi, forse un po’ anche ad amarsi. Fu così contento di questo suo nuovo modi di sentirsi che cominciò a saltare e a correre attorno a quei laghetti, sentendosi ogni volta pieno di forza e di amore per se stesso e per tutto ciò che lo circondava. Senza sapere come, si ritrovò davanti a un’immensa distesa di colore indaco.
Era la Teraa degli Iris e fu lì che desiderò intensamente di migliorare la sua vita, di meritarsi qualcosa in più, di realizzare il suo grande sogno: arrivare al Paese della Felicità.
Nessun ostacolo c’era davanti a lui, nessuna difficoltà da superare. Ora sapeva che la sua strada era quel fiume, i cui argini erano completamente ricoperti da profumatissime violette: la Terra Viola del fiume.
Intuì improvvisamente dove si trovava il Paese della Felicità: l’avrebbe raggiunto solo se si fosse tuffato nella acque del fiume, lasciandosi andare alla corrente, completamente fiducioso.
Così fece e, cullato da quelle acque fresche e limpide, ripensò alle prove passate e avvertì intensamente quello che aveva cominciato a conoscere: il rispetto verso il suo corpo dalla Terra dei Papaveri; il coraggio e la fiducia nelle sue emozioni positive dalla Terra della Arance; la concentrazione dalla Terra dei Limoni; la serenità dalla Terra dei Quadrifogli; l’accettazione e l’amore di se stesso dalla Terra dei Laghi Blu; la voglia di esprimersi, e di rischiare dalla Terra degli Iris, la vera fiducia e l’abbandono per saper fluire con la vita, dalla Terra delle Violette.
Si lasciò andare vivendo col fiume, ora lasciandosi trasportare, ora guidando il suo corpo per meglio fluire nelle onde maestose che lo coinvolgevano meravigliosamente.
Si avvicinava sempre più alla meta tanto agognata.
Infatti, dopo un’ansa vide davanti a sé il Paese della Felicità.
Fortunato si fermò su quella sponda rigogliosa, colpito e stupefatto da quello che stava vedendo: quello era il suo Paese, con la sua chiesa, la sua casa, e vide anche il Vecchio Saggio che lo stava aspettando a braccia aperte: ”Questo è il Paese della Felicità: è il posto dove vivi, è la tua famiglia, sono i tuoi amici, le cose che fai, i sogni che inventi e che realizzi.
Tutto dipende da te, dalla conoscenza che hai di te, delle tue emozioni, dalla conoscenza della bellezza che c’è in te. È questa bellezza che senti, apprezzi e vivi dentro di te, che ti permette di vedere la bellezza in tutte le cose che ti circondano.